Rossini, il gusto e il belcanto: la cucina come linguaggio culturale
Post del 15 giugno 2026
Nella cornice del Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma, ALMA ha partecipato al convegno “Gioachino Rossini. L’arte del gusto e del belcanto”, un appuntamento dedicato al compositore pesarese e al rapporto tra musica, gastronomia e patrimonio culturale italiano.
Promosso da Roma Tre Orchestra, Università degli Studi Roma Tre e ALMA, l’evento è stato realizzato in collaborazione con l’Istituto Centrale per il Patrimonio Immateriale, il Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, il Dipartimento di Scienze dell’Università Roma Tre, il Dipartimento di Filosofia, Comunicazione e Spettacolo dell’Università Roma Tre e il Ministero della Cultura, nell’ambito del Progetto Speciale 2026.
Il convegno ha proposto una lettura originale della figura di Gioachino Rossini: non solo genio musicale, ma anche uomo profondamente legato al piacere della tavola, alla convivialità e alla cultura del gusto. Una prospettiva particolarmente significativa in un momento storico in cui la cucina italiana viene sempre più riconosciuta come patrimonio culturale, identitario e immateriale.

ALMA e i linguaggi del gusto
ALMA ha avuto un ruolo centrale nella sessione “Rossini e i linguaggi del gusto”, moderata da Giacomo Bullo, Communication Manager della Scuola. Il panel ha messo in dialogo competenze storiche, gastronomiche, musicali ed enologiche, confermando la vocazione di ALMA come luogo di ricerca, formazione e trasmissione della cultura culinaria italiana.
Tra i protagonisti della giornata, Fabio Amadei, docente di Storia della gastronomia, ha proposto una lettura comparata tra Gioachino Rossini e Giuseppe Verdi, indagando il contributo dei due compositori alla costruzione dell’identità gastronomica italiana.
“La cucina di Rossini e quella di Verdi non vanno lette come due modelli in competizione, ma come due traiettorie culturali capaci di raccontare, attraverso il gusto, due diverse idee di territorio, sensibilità e identità italiana”, ha sottolineato Amadei.
Il suo intervento, “I due Cigni a tavola: dialoghi sull’architettura del gusto tra Rossini e Verdi”, ha attraversato ricette iconiche, fonti e ricettari, tracciando un itinerario ideale tra le Marche e l’Emilia. Un percorso che ha mostrato come la gastronomia, nei due autori, non sia semplice piacere privato, ma una vera forma di espressione artistica e culturale.

Vino, musica e interpretazione gastronomica
Ciro Fontanesi, Coordinatore di ALMA Wine Academy, ha dedicato il proprio intervento al rapporto tra vino e musica, proponendo un modo nuovo di comunicare l’esperienza enologica: più accessibile, sensoriale e vicino anche alle nuove generazioni.
“Il vino può essere raccontato anche attraverso la musica: ritmo, intensità, armonia e profondità diventano strumenti per superare un linguaggio troppo tecnico e trasformare la degustazione in un’esperienza sensoriale ed emotiva”, ha affermato Fontanesi.
Al centro della sua riflessione, l’iconico Filetto alla Rossini, interpretato come un sistema gastronomico complesso in cui il vino non rappresenta soltanto un abbinamento, ma una chiave di lettura del piatto. Una prospettiva che restituisce alla componente enoica un ruolo narrativo, capace di collegare materia, tecnica e percezione.
Davide Mondin, docente e ricercatore di ALMA, ha invece proposto l’intervento “Spartito e ricetta: l’interpretazione come ponte tra idea ed esecuzione”, dedicato al parallelismo tra linguaggio musicale e linguaggio gastronomico.
“Una ricetta, come uno spartito, non vive solo nella sua codifica: prende forma attraverso la mano, la sensibilità e l’interpretazione di chi la esegue. È proprio in questa possibilità di variazione che si genera il valore culturale del gesto gastronomico”, ha spiegato Mondin.
La sua analisi ha posto l’accento su un tema centrale nella didattica culinaria: anche quando le indicazioni sono precise, il risultato non è mai completamente uniforme. La cucina, come la musica, richiede tecnica, ascolto, sensibilità e capacità interpretativa.


Una cena rossiniana per chiudere il percorso
Accanto ai relatori di ALMA, il panel ha visto la partecipazione di Leandro Ventura, Direttore dell’Istituto Centrale per il Patrimonio Immateriale, Giovanna Ruo Berchera, esperta di cucina e saggista, e Michelangelo Galeati, direttore d’orchestra e docente. La sessione ha costruito un dialogo multidisciplinare capace di unire patrimonio immateriale, storia della gastronomia, musica, vino e pratiche della cucina.
A chiudere la giornata, una Cena Rossiniana curata da Federico Salvucci, ALMA Ambassador e chef del ristorante Fase di Roma, realizzata insieme a Casa Manfredi. Un momento conviviale pensato per tradurre in esperienza concreta i temi affrontati durante il convegno, portando nel piatto il dialogo tra musica, gusto e memoria gastronomica.
La partecipazione di ALMA a questo progetto conferma una visione precisa: la cucina italiana non è soltanto un patrimonio da custodire, ma un linguaggio da studiare, interpretare e trasmettere. Un linguaggio che, come la musica, continua a evolversi attraverso chi lo esegue, lo insegna e lo racconta.